Leonforte il cuore della Sicilia

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La città di Leonforte si trova su i monti Erei della Sicilia centrale, solo 13 miglia dalla provincia di Enna. Oggi è una città bellissima circondata da una scenica campagna.

È un posto idealistico e tranquillo come molte altre comunità dell’ isola, dove, la vita quotidiana senza confusione o disturbo e gli abitanti tendono a dimenticarsi del resto del mondo, vivendo serenamente i riti della vita di ogni giorno in Sicilia.

Le provincie di Enna e Caltanissetta sono sempre state luoghi di grande importanza strategica nella storia dell’isola, e, sono state campo di molte battaglie e “scaramuccie”. Insieme alla sua immenza ricchezza agricola ed alla sua fertilità, il cuore dell’isola è sempre stato più selvaggio ed incontaminato, il suo territorio lo isola dalla costa, tuttavia è sempre stato abitato sin dai tempi preistorici.

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Prima della fondazione della moderna Leonforte, l’area era la casa dell’antica città di Tabas o Taraca, un’ importante base durante la conquista Mussulmana dell’isola, dal 827 a 902 A.D. Gli invasori Arabi dal Nord Africa vedevano l’isola come un paradiso terrestre. La provincia centrale di Enna fu una roccaforte Mussulmana per generazioni, insieme a molte altre città principali, come Palermo e Siracusa.

La Sicilia fu essenzialmente un Emirato Arabo dall’ 831 all’ 1091 A.D. , dopo una lunga lotta con il lontano Impero Romano Bizantino, durata quasi 400 anni. Quindi per gran parte della sua storia l’isola divenne una società multiculturale, che mischiava insieme sia elementi della vita Araba che Bizantina.

I nuovi dominatori Arabi iniziarano a rivoluzionare l’agricoltura: incrementando la prodottività e incoroggiando la crescita di piccoli poderi; introducendo elaborati sistemi di irrigazione che sfruttavano la abbondanti acque presenti; portando l’acqua alle area che una volta soffrivano la siccità.

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L’introduzione di piante come arance, limoni, pistacchi e canna da zucchero da parte dei Mussumani Nord Africani migliorarono l’agricoltura dell’isola e diedero nuovi elementi alla cucina Siciliana. La popolazione locale conquistata dai Mussulmani era Cattolico Romana nella Sicilia Occidentale e Greco Cristiano nella metà orientale. Cristianità e Giudeismo erano tollerati sotto il dominio Mussulmano, ma erano soggette ad alcune restrizioni, come i luoghi in cui potevano praticare i loro riti e l’obbligo di pagare tasse religiose.

Il graduale declino del dominio Mussulmano in Sicilia inizia nell’ 11° e 12° secolo, quando il Regno Normanno inizia a spigere gli Arabi fuori dall’isola. Il periodo Normanno comunque continuò ad essere di natura multi-etnica. Normanni, Ebrei, Arabi Mussulmani, Greci, Bizantini, Lombardi e Siciliani vivevano in una relativa armonia.

L’Arabo fu la lingua ufficiale del governo e dell’amministrazione per circa un secolo durante il dominio Normanno e ne troviamo tracce anche oggi nelle lingue Siciliane e Maltese. Sotto la guida della corte di Federico II di Sicilia nacque la prima scuola poetica d’Italia, anticipando il Rinascemento Toscano. I Mussulmani mantennero inoltre il controllo dell’industria, del commercio e della produzione, mentre gli artigiani Mussulmani per la loro grande conoscenza erano altamente ricercarti.

Dopo molti secoli sotto l‘influenza della cultura e delle religioni di Medio Oriente e Nord Africana, la Sicilia inziò un’ altra epica trasformazione sotto una successione di Re Franco Normanni, fortemente cattolici, impegnati a combattere battaglie senza fine nell’isola per cacciare le altre dominizioni straniere. A Leonforte antichi racconti, parlano di come il fiume locale fosse diventato rosso come il sangue durante le brutali guerre fra Saraceni e Normanni.

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Nella successione di 13 differenti invasori della storia della Sicilia i Normanni furono sovrastati dai Tedeschi Hohenstaufen, poi dal casato Francese degli Anjou e in seguito dalla casa Aragonese di Barcellona che trasformò gradualmente la cultura della Sicilia nel corso di due secoli. La Chiesa Cattolica Romana lentamente divenne parte della cultura e costrinse i musulmani Siciliani ad andarsene dall’isola.

La città di Leonforte fu fondata dai Branciforte, una leggendaria famiglia nobile Siciliana, il cui padre fondatore Obizzo ottenne il suo titolo cavalleresco eroicamente, sostenendo la bandiera del Sacro Romano Impero di Carlo Magno nella battaglia per scacciare i tedeschi lombardi dall’ Italia.
Il primo membro di questo famiglia aristocratica Siciliana viene ricordato per aver letteralmente tenuto la bandiera reale nonostante avesse perso entrambe le mani in una grottesca mutilazione. Questa azione eroica fece guadagnare a lui ed alla sua famiglia il nome di Bracciaforte, in onore delle sue forti braccia che aiutarono a sostenere la causa di Carlo Magno per riunire l’europa dopo la caduta dell’ impero romano d’occidente.

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Leonforte insieme a Scordia nella provincia di Catania e Niscemi a Caltanissetta furono tutte fondate nello stesso periodo, nel 1600 come parte di un progetto di colonizzazione della Sicilia centrale, con l’intento di focalizzarsi sullo sviluppo delle città, delle infrastrutture e dell’agricoltura.

Costruendo su ciò che era stato lasciato dietro dai passati abitanti stranieri, i Branciforte situarono Leonforte in una posizione strategica, sul monte Altesina, seguendo la divisione territoriale dell’isola fatta dagli Arabi, che prevedeva l’individuazione di tre valli, che sono usate ancora oggi per definire la geografia della Sicilia; dal Val Demone ad est di Catania, al Val di Mazzara di Ragusa e Siracusa nel sud e la Val di Noto ad est da Trapani a Palermo.

Il Principe Nicolò Placido Branciforte costruì il suo feudo letteramente dal nulla, la sua famiglia gradualmente costruì un castello, una chiesa madre, un convento, i giardini e una serie di fontane. Leonforte si sviluppo’ sotto la bandiera dei Branciforte con il suo regale leone incoronato, che sostiene la bandiera che raffigura il giglio francese, completata da due zampe mozzate in sottofondo come testimonianza dell’ eroico fondatore della famiglia.

Branciforte

Il nome della città riflette la sua connessione con la nobilità Siciliana e il suo iconico stemma. Leonforte fioriva e si sviluppava sotto il dominio dei Branciforte ed oggi è ben conosciuta per la sua agricoltura, per le succose pesche, le fave, l’olio di oliva, gli agrumi, i prodotti di terracotta ed i formaggi.

Di tutti gli storici tesori di Leonforte, l’unico di cui gli abitanti sono più orgogliosi è la loro fontana in stile barocco, la Granfonte, che è al centro della loro storia civile e culturale. Costruita sulle rovine dell’ antica fontana Araba conosciuta come fonte di Tavi, è collegata ad un complesso sistema d’irrigazione a tubi, mulini e piccole fontane che vanno giù nella valle, ed un tempo erano usate per l’irrigazione della campagne circostanti e di un giardino botanico ormai sparito.

La fontana, costruita nel 1652, fu disegnata dall’ importante architetto e pittore Palermitano Marino Smiraglio, i cui lavori sono presenti in tutta l’isola, compresi i Quattro Canti di Palermo all’intersezione che collega i quattro prinipali quartieri del capoluogo Siciliano.

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Granfonte o 24 cannola come è conosciuta localmente, è una grandiosa successione di 22 archi e 24 bocche in bronzo dalle quali sgorga l’acqua in una serie di bacini in pietra, una volta usati come lavanderie publiche, fontana e mercato nelle piazza principale della città. Gli archi sono elaborate cornici arrichite con ornamenti e iscrizioni, pietre a forma di spirale e due leoni incisi su ogni parte che ricordano la stemma dei sempre presenti Branciforte.

Lunga un pò meno di 74 piedi e 8 profonda, Granfonte è impressionante ed è di fronte all’entrata originale della vecchia città alle porte di Palermo, che conduce all’antica rotta commerciale verso il capoluogo Siciliano. Questo teatrale sfondo di fontane vede l’influenza degli storici giardini papali di Tivoli fuori Roma, delle fontane Fiamminghe di Amsterdam ed è letterlamente il cuore della storia civile e religiosa della città.

Le fontane pubbliche in Sicilia vennero usate fino i primi del 1900 e furono un’ importante punto focale della vita quotidiana. I viaggi giornalieri per prendere l’acqua, lavare i vestiti e abbeverare gli animali erano occasioni per socializzare, spettegolare, visitare i mercati ed un posto d’incontro in generale. Oggi la Granfonte a Leonforte non ospita più i mercati ma e’ diventato luogo di più elaborate celebrazioni religiose durante la settimana santa di Pasqua.

Via Crucis

Venerdì Santo la fontana Granfonte di Leonforte diventa il punto focale di una suggestiva processione funebre che commemora la morte si Gesù Cristo. Un’elaborata marcia intreccia la sua strada attraverso le vie della città nel pomeriggio di Venerdì Santo. Il crocifisso si ferma di fronte ad ogni chiesa fino la chiesa della Madonna vicino la Granfonte, dove l’antica statua in legno a grandezza umana viene scesa dalla croce e situata in una decorativa bara in vetro, in una rappresentazione messa in scena dal prete.

Accompagnata da un grande falò nella piazza, le fontane sono spente come segno di lutto e rispetto per il solenne rito funebre. All’alba, il corteo è accompagnato da una banda di ottoni che suona una marcia funebre e la bara di Cristo è portata a spalla dai membri della confraternita del Santissimo Sacramento incappucciati e vestiti con tuniche, seguita dalla statua della Madonna Addolorata come simbolo del lutto della madre di Cristo.

La parata si fa strada attraverso le antiche scalinate di Leonforte salendo fino il punto più alto della città la Chiesa della Santa Croce, che simboleggia il colle dove il matirio di Cristo ebbe luogo. La banda smette di suonare e nel silenzio chi è in lutto inizia a recitare un lamento poetico sotto forma di un’antica canzone, che mischia elementi di preghiera con il dialetto locale.

Il lamento è ipnotico, esotico, evocativo delle musiche medio orientali, ed è parte integrale del rituale della passione a Leonforte. Una volta veniva messa in scena dagli anziani della communità, oggi invece sono i giovani a mantenere questa tradizione, tramandata di padre in figlio, una preghiera recitata in dialetto che cerca di consolare la vergine Maria nella sua ora di dolore.

Con la resurrezione di Cristo la Domenica di Pasqua, le persone di Leonforte si raccolgono nella piazza del convento dei Frati Cappuccini per festeggiare. Tutte le statue che partecipano alle molte processioni durante la Settimana Santa, prendono parte all’incontro di Cristo con la Madonna. Le acque di Granfonte sono riaperte restituendo le loro qualità guaritrici e la promessa battesimale di nuova vita.

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Leonforte at the beating heart of Sicily

 

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